Saint John Perse (Guadalupe), venerdì 14 febbraio. 

Qualche giorno fa ho detto che questa terra è straordinaria, mi devo correggere, inizio ad amare profondamente questa terra e sopratutto la sua gente, non solo i proprietari delle distillerie ed i suoi operai, ma anche le persone che incontro per strada: tutti sorridenti e disponibili. Qui non si è in ritardo, semplicemente non c’è motivo per correre. 
Quest’isola a forma di farfalla cambia volto dalla zona di Basse Terre che ricorda la Martinica, all’altro lato di Grande Terre con terreno pianeggiante e calcareo.
Da qui inizia la mia giornata, vicino alla cittadina di Le Moule dove si trova la distilleria Damoiseau e il proprietario Hervè è li ad aspettarmi sotto una leggera pioggia.


La prima cosa che mi fà notare è il proliferare delle muffe, che nascono dal particolare terreno vulcanico, intaccando le pareti della sua distilleria, le caldaie e le tubature. Mi spiega che queste riescono a donare un particolare gusto al suo rhum. Nella zona di Grande Terre piove poco e non ci sono fiumi, Hervè è riuscito ad ottimizzare l’utilizzo dell’acqua sino a risparmiarne il 34%, la distilleria è la più grande dell’isola e mi spiega che è in espansione. Il suo sogno infatti è arrivare a duplicare la sua produzione, ma senza cambiare in nessun modo la qualità dei suoi prodotti.

Giriamo tra i macchinari parlando di rhum e altro scortati dai suoi due cani da “guardia” che ad un certo punto, vista la pioggia, se ne tornano a dormire. Gli chiedo cosa pensa

del progetto del marchio IG (indicazione geografica), per lui conta solo mantenera la tradizione e le caratteristiche del suo distillato.


La produzione è iniziata a metà gennaio, oltre alle proprie piantagioni (99 ettari), Damoiseau compra anche dai contadini locali per soddisfare il proprio fabbisogno di canna da zucchero.
Tra le caratteristiche dei suoi rhum da notare il blanc che rimane in grandi botti di legno per 3\4 mesi diventando così leggermente dorato, è il suo preferito nella versione t-punch.
La maggioranza delle sue botti, 85% circa sono ex bourbon il rimanente quercia francese. Saliamo insieme sul punto più alto della distilleria, ha smesso per poco di piovere, il panorama è mozzafiato, lui sorridendo mi dice che vorrebbe vivere lì sopra e non riesco proprio a dargli torto.


Il tempo a disposizione stringe per entrambi, ricomincia a piovere, così lo saluto prendendo accordo per tornare lunedì mattina e finire di fare il mio servizio fotografico che prometto di inviargli come ricordo della mia visita.


Risalgo sulla mia Megane e mi dirigo verso Petit Bourg nella zona di Basse Terre dove Gregory Marsolle direttore della distilleria Montebello mi ha dato appuntamento per le 11:30.
Spunta il sole ed arriva il caldo, in un attimo si passano i 30°, ma il vento è sempre di gran sollievo durante l’arco di tutta la giornata e nonostante la grande umidità la totale assenza di zanzare è un aspetto più che ottimale.
Uscito dalla statale D114 a Carrère trovo il cancello della distilleria spalancato. Vengo accolto dal mio “contatto” Francis Lefaux che è indaffaratissimo per il party serale organizzato con i loro rhum nella zona più turistica dell’isola: la Marina a Le Gosier, mi dice che se non ho impegni posso partecipare, ed ancor prima che finisca la frase accetto.

Inizio questo tour accompagnato da Gregory e anche questa volta è come se fossi a casa mia, ho libero accesso a tutti i luoghi della produzione, gli operai sono sempre gentilissimi, si ride e si scherza mentre scatto loro delle foto.

Fotografo Gregory insieme ad Alan, il responsabile dei macchinari di frantumazione della canna e del controllo delle colonne di distillazione, è intimidito dal momento.


Gregory mi mostra con orgoglio la sua crash machine che ha quasi 150 anni e proviene da una delle distillerie dismesse di Marie Galante, la vicina isoletta incantata che visiterò domenica.
Montebello produce circa 400mila litri all’anno, non ha piantagioni di proprietà, i camion che arrivano pieni di canna tagliata a mano per quasi l’80% del volume, provengono da tutte le zone della Guadalupa, vengono pesati ed in base alla qualità ricevono il ticket per riscuotere il pagamento del loro lavoro.
Tra le particolarità che riscontro una è quella dei magazzini di invecchiamento che sono costituiti da una trentina di container con ciascuno all’interno 36 barili da 190 litri. Gregory mi spiega che sono tutti sotto chiave con tanto di catene visto che la distilleria non ha muri di recinzione e nella notte qualcuno potrebbe approfittarne.
Il suo rhum preferito è il single cask che entra nelle barrique intorno ai 60 gradi volumetrici e dopo un invecchiamento di circa 10\12 anni quando raggiunge con l’evaporazione naturale i 40%vol circa viene messo in bottiglia, ne assaggio un campione..è sublime!.


Prima di salutarmi mi consiglia di visitare anche Bologne la distilleria più a sud dell’isola, con grande gentilezza mi prende un appuntamento col direttore che domattina alle 8:30 mi aspetta ed io ci sarò!
Ora vi saluto il party Montebello mi aspetta, il lavoro chiama e non posso farmi trovare impreparato.

Marco Graziano

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.