Basse Terre (Guadalupe), sabato 15 febbraio.

Rientro in albergo veramente stanco oggi, è stata una giornata frenetica e molto calda e ieri sera il party Montebello è andato per le lunghe, il primo desiderio è fare una doccia.
Mentre mi tolgo la maglietta mi accorgo che ho ancora addosso l’odore della fermentazione e residui di “bagasse”, quasi non vorrei lavarmi tanto che iniziano ad essere familiari questi profumi.
La mattina è iniziata presto da Point à Pitre mi sono diretto nel sud dell’isola, nella zona di Basse Terre, che ricorda moltissimo per conformazione del territorio la Martinica dove ho incontrato Jean Bernard Derly, direttore dal 2003 della distilleria Bologne. 

Il colpo d’occhio è magnifico, l’azienda si trova praticamente sul mare, arrivano con me due trattori col rimorchio pieno di canne da zucchero appena tagliate, sostano alla pesa e quindi capisco subito che non provengono dalle proprie piantagioni (167 ettari di proprietà) ma sono di qualche agricoltore che vende alla distilleria.

La valutazione per tonnellata della canna è di circa 50-55€ ma Bernard mi spiega che a lui costa circa il

20% in più a causa delle spese di trasporto maggiori, visto che si trova in uno dei punti più remoti della Guadalupa.


Bologne ha una produzione di 1,5\2 milioni di litri di distillato all’anno ma come mi mostra Pauline Lambert, responsabile della boutique e delle visite guidate, la distilleria nonostante i numeri di produzione è attentissima all’impatto ambientale: il taglio è fatto completamente a mano, anche vista la zona collinare dove si trovano, la bagasse viene completamente riutilizzata per alimentare le caldaie che generano il vapore per la distillazione e per un moderno impianto che genera corrente.


J.B. Derly si è trasferito qui da Marsiglia nel 2003, ed è l’anno in cui ha scoperto il mondo del rhum che è diventato la sua vita, infatti quando gli chiedo qual è il suo preferito prende una bottiglia del suo Vieux e fermamente mi dice “questo è my Baby!!”,

che assaggerò con calma grazie alla bottiglia che mi regala, ma le aspettative sono ottime visto che il suo rhum bianco è uno trà i più delicati che abbia assaggiato in questi giorni, forse anche grazie alla sua distillazione che viene fatta ad un massimo di 65°.


Guardo l’orologio e mi accorgo di essere già in ritardo sulla prossima visita, Bernard mi invita a rivederci al prossimo salone mondiale dell’agricole a Parigi, perché no?.
Risalgo l’isola e mi dirigo a Capesterre dove mi attende Francois Longueteau direttore dell’omonima distilleria. Arrivato alla boutique chiedo di lui e mi indicano dove si trova il suo ufficio, in una casa stile coloniale che raggiungo a piedi attraversando un bellissimo parco con tanto di laghetto.

Non trovo nessuno, le porte sono come sempre aperte ma non c’è anima viva, attendo qualche minuto ma niente da fare, decido così di dirigermi verso la distilleria visto che sento le macchine in funzione. Mi avvicino alla ruspa in movimento che dal piazzale carica la canna tagliata all’interno della macina, chiedo all’autista se si trova qui il direttore e lui risponde: sono io perché?. Rimango un attimo spiazzato, visto il rumore gli allungo un mio biglietto da visita e lui si ricorda che avevamo un appuntamento. 

Mi chiede se voglio salire a bordo con lui oppure se non ho fretta di aspettare che finisce di sgomberare il piazzale visto che essendo sabato la produzione si ferma alle 13.
Gli dico di finire pure con calma e sorridendo mi invita a dare un’occhiata in giro in attesa del suo arrivo. 
Longueteau nasce nel 1895 con la produzione di agricole e dal 2005 ha assorbito  anche il marchio Karukera di appartenenza ad uno vecchi “negociant” dell’isola.

La proprietà è di quasi 100 ettari, la canna viene raccolta quasi interamente a macchina visto che siamo in pianura e anche loro acquistano da agricoltori ulteriore materia prima per mantenere a loro produzione di 4-5 mila litri al giorno che per un 80% servono per il marchio di casa e il restante per Karukera. Sono indipendenti e a conduzione familiare infatti conosco subito uno dei due figli, Nicolas che è al controllo della macina e della fermentazione,

La fermentazione più bella che ho visto: il vesou bolle come una pentola piena d’acqua e la schiuma esce copiosa ricoprendo il pavimento sottostante. La distilleria è vecchissima e straordinariamente affascinante la scopro in ogni suo angolo e mi accorgo di quanto ogni singolo strumento abbia lavorato.


Il piazzale è sgombro, i macchinari pian piano si fermano, la vasca di raccolta del distillato si svuota, un’ altra settimana di produzione è terminata.
Francois mi raggiunge e inizio a segnarmi i miei appunti di viaggio, lui risponde come un fiume in piena, è direttore e primo lavoratore dell’azienda, è appassionante il dialogo, mi mostra la colonna di distillazione Savalle dicendomi che proviene da un vecchio zuccherificio dell’isola, ha in mente di ampliare il capannone e il magazzino di invecchiamento ma senza fretta e con i piedi per terra.
Saluta i tagliatori di canna che hanno terminato la settimana, riaccende la ruspa, mi fa salire e ci dirigiamo alla boutique dove vuol farmi assaggiare i suoi rhum.

Iniziamo col suo bianco a 62%vol, non mi dispiace affatto nonostante lui non ne sia contento perché reputa questo lotto di imbottigliamento non all’altezza del suo standard.
Passiamo poi direttamente al Longueteau 10y e al Karukera C.Colombo (10/11y), è impaziente di sapere cosa ne penso e incuriosito da ciò che mi appunto, io come al solito con sincerità dico ciò che penso e ci troviamo perfettamente d’accordo.
E’ un uomo di “rhum” come piace mi piace definire questo genere di persone.  Continuiamo a parlare per circa un‘ora in tutta tranquillità visto che lui ha terminato il lavoro e la boutique ora chiusa al pubblico. Prima di congedarmi mi lascia in ricordo una serie di ampolle con tutti i suoi prodotti in modo da poterle recensire con calma e inviargli le mie valutazioni, sarà un gran piacere, lo saluto con un arrivederci, la nostra chiacchierata è stata solo l’inizio.
Riparto in direzione aeroporto visto che devo cambiare la mia Megane con una più consona Twingo, e poi una meritata cenetta a base di pesce, col pensiero già rivolto alla giornata di domenica sull’isoletta di Marie Galante.

Marco Graziano

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