25 aprile 2015 Trelawny, Jamaica

Alle 10 di mattina ci troviamo nella hall del nostro albergo perché abbiamo appuntamento con Peppie Grant, l’estate manager di Hampden che arriva puntuale e sorridente, saliamo a bordo del suo pickup e ci dirigiamo verso Trelawny dove visiteremo la distilleria e le piantagioni di canna. Una visita che aspettavo da anni, dopo i racconti dell’amico Roger Barnes e Ian Burrell (entrambi jamaicani e ambasciatori del rum in giro per il mondo), le pagine lette e rilette del libro “Rum” di Dave Broom; finalmente tutto si materializza.

Se esiste una distilleria che possa cambiare il vostro modo di vedere il rum, di capire cosa possa essere la tradizione jamaicana quando sentite parlare me o Leonardo durante le degustazioni, tutte le volte che ci soffermiamo su quello che è l’incredibile attenzione e l’unicità della fermentazione che crea i rum bianchi overproof di quest’isola (il J.B., Jamaican Best), ebbene signori qui tutto si materializza sotto i vostri occhi e nel naso quando, camminando tra le vecchissime vasche di fermentazione ancora in legno, sentite odori e profumi di questa terra, fino a giungere al vaso di Pandora: il “Dunder”.

L’ingresso alla distilleria
L’edificio di Hampden costruito all’inizio del 1800

Hampden dopo un trascorso burrascoso come la gran parte delle distillerie jamaicane che hanno vissuto la crisi dello zucchero, viene acquistata e riapre nel 2005 dalla famiglia Hussey, che nel medesimo anno compra anche un altra distilleria e zuccherificio storico dell’isola: Long Pond.
Long Pond è una mossa fondamentale perché permette agli Hussey di avere un “proprio” zuccherificio e quindi un rifornimento di melassa diretto, da utilizzare insieme al puro succo di canna ottenuto dal proprio estate che ha un’estensione di 8000 acri circa.

Peppie dopo una sosta nella piantagione dove con l’aiuto di Willie tagliamo e assaggiamo la canna da zucchero, ci offre un rum punch di benvenuto ed un gustosissimo tè alla menta e ginger di propria produzione. A questo punto siamo pronti ad iniziare la visita all’interno della distilleria insieme al loro responsabile di produzione Vivian Wisdom, grande uomo di rum jamaicano che neanche a dirlo ci accoglie come fossimo a casa nostra.

Willie ci aiuta con il suo machete

La produzione per il mercato in esportazione inizia ufficialmente nel 2009 quasi completamente con il suo bianco overproof che vede nell’Olanda e nella Germania i principali acquirenti. La produzione si attesta intorno ai 4000 litri al giorno con una media annuale di circa 600.000 litri, nel mercato locale il 95% delle vendite riguarda il “Rum Fire” overproof a 63%vol., il terzo bianco dell’isola dopo Wray & Nephew e Worthy Park.

Le vasche di fermentazione in legno

La fermentazione della loro melassa unita a succo di canna da zucchero avviene in modo del tutto naturale con lieviti indigeni e può durare dalle 2 alle 3 settimane, l’aggiunta del “dunder” avviene a seconda della tipologia di bianco che si vorrà produrre. Hampden riesce a creare uno spirit con 1500\1600 ppm di sostanze aromatiche e congeneri!.

La straordinaria fermentazione nelle vasche aperte
Il “lievito madre” utilizzato per creare lo starter
Le vasche con all’interno il dunder

Il dunder si trova in una vasca rigorosamente in legno e parzialmente coperta ed è formato da residui di distillazioni, melassa, vesou (succo fresco di canna) e solo Dio sà cos’altro. Il suo aspetto e l’odore sono veramente unici, un esperienza che potrebbe indurre a non voler più bere rum.

Alla fine della fermentazione che produce un “vino” tra i 6 e gli 8 gradi si passa alla carica di uno dei tre pot still di capienza intorno agli 8000 litri ciascuno. Hampden ha in funzione un vecchissimo Vendome, azienda storica del Kentucky con sede a Louisville, e due Forsyths scozzesi, stessa marca usata per la produzione di Ballindalloch e Glenlivet; che producono spirits tra i 75 e 85 %vol..

Il vecchio pot still Vendome
L’usura del pot still Vendome

Per quanto riguarda l’invecchiamento la loro ageing house, poco lontana dalla distilleria contiene intorno alle 3500 botti di quercia americana, tutte di secondo passaggio da bourbon che vengono ritostate a livello medio (5\6 minuti di tempo) prima di essere riempite di rum e messe a “dormire”. Al momento in stock i barili più vecchi hanno 5 anni e Vivian ci rivela che stà già pensando ad un nuovo rum invecchiato da commercializzare dopo il loro “Gold”.

Il magazzino di invecchiamento di Hampden
Vivian e Peppie mentre rispondono alle nostre domande

Quando entriamo nel loro laboratorio oltre alla possibilità di fare qualche foto e di assaggiare un campione del loro 5 anni a 76,2%vol., abbiamo il piacere, e per me al momento un esperienza unica, di testare anche 4 diversi rum bianchi a partire da 500 parti per milione (ppm) di congeneri aromatici sino ad arrivare a 1563ppm, esperienza straordinaria considerato anche il grado alcolico di 85,6.

Il sample di rum bianco a 1563 ppm

Con il palato ancora intriso dall’intensità degli esteri (colla, vinavil, acetone, smalto, il famoso CristalBall), dai sentori vegetali come peperone verde, foglia di pomodoro, salamoia e l’esplosione di frutta bianca non possiamo che fermarci durante il ritorno in un ristorante in spiaggia dove Peppie ci fa ancora compagnia rigorosamente con Ting & Rum Fire accompagnata da un gustoso pesce al vapore.

Ting & JB

Grazie ancora allo staff di Hampden a Vivian e Peppie, respect!
Marco Graziano

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