1 maggio 2015 Nassau Valley, Jamaica

Il giovedì mattina lasciamo Negril per dirigerci con un viaggio di circa 2 ore verso la Nassau Valley dove abbiamo appuntamento per la visita ad Appleton Estate.
La strada che percorriamo verso la distilleria cambia completamente faccia appena lasciamo la costa per svalicare le colline che ci portano all’interno della Nassau Valley, più precisamente nella “Cockpit Country” nel parish di Trelawny. Dal clima ventilato del mare si percepisce subito una differenza di umidità e temperatura, esattamente quelle caratteristiche che permettono alle piantagioni, della distilleria più famosa della Jamaica, di avere un microclima perfetto per lo sviluppo della canna da zucchero.

La strada che percorre Bluefields Bay nel parish di Westmoreland
La strada che da Black River porta verso le Nassau Mountains

La distilleria e l’area riservata ai turisti non hanno niente a che fare con le altre dell’isola, Appleton è un vero e proprio colosso dai numeri di produzione del rum, senza assolutamente andare a discapito della qualità, all’accoglienza destinata ai visitatori.

Percorrendo l’isola si trovano più indicazioni stradali per essere raggiunta delle città stesse, dalle località turistiche principali (Montego Bay, Ocho Rios, Negril) vengono organizzati settimanalmente pullman per accompagnare i turisti nelle visite guidate.

Lo storico zuccherificio Appleton

Appleton ottiene dalle proprie piantagioni, che si espandono per circa 4500 ettari, la canna da zucchero che viene lavorata nel “sugar mill” adiacente la distilleria per estrarne lo zucchero cristallzzato e quindi con la melassa ottenuta inizia il processo di produzione del rum. Il proprio estate copre il 90% circa della produzione totale, per il restante viene acquistata canna dai contadini locali e da quelle melasse si otterranno i rum che in etichetta avranno solo

la dicitura “Jamaica Rum” e non “Appleton Estate”. Per il processo di fermentazione che dura circa 36 ore vengono utilizzati esclusivamente lieviti selezionati nel tempo che danno un “vino” con una gradazione di 7%abv.

La creazione delle zucchero di canna, ancora avvolto dalla melassa

A questo punto si passa alla distillazione con l’utilizzo di 5 pot still in rame di tipo Vendome a doppia storta (low wine & high wine) e due colonne patent still in acciaio. Lo spirits esce dai pot intorno agli 86%abv mentre dalle colonne tra 94 e 96 %abv. I pot still hanno una capienza di 22.731 litri ciascuno, la prima storta contiene 5.000 e la seconda 3.000 litri.

Una miniatura dell’alambicco in giardino

I magazzini di invecchiamento vantano circa 240.000 barili con i rum più vecchi che hanno ad oggi 56 anni, le botti utilizzate sono tutte in quercia americana precedentemente usate per invecchiare whiskey che vengono ritostate prima di essere riempite di rum. Appleton invecchia singolarmente i propri distillati e solo su decisione della master blender Joy Spence e David Morrison (che ringrazio infinitamente per le informazioni datemi) viene deciso il momento di creare il blend. Fondamentale ricordare che tutti i prodotti riportano in etichetta il numero minimo di anni di invecchiamento, quindi nel caso dell’ Appleton 21 significa che la parte più giovane che compone il blend che si trova in bottiglia ha almeno 21 anni di invecchiamento tropicale; potremmo tranquillamente paragonarli a 63 anni di invecchiamento in Scozia visto il rapporto di 1:3 dato dai differenti climi.

Purtroppo durante la visita non ci è concesso fare fotografie dove avviene la fermentazione e la distillazione e l’ingresso allo zuccherificio adiacente è strettamente riservato, ma ciò non toglie di finire ugualmente entusiasti per esserci regalati una bottiglia di Appleton Exclusive, edizione limitata creata con un blend di rum invecchiati tra i 30 e i 50 anni acquistabile solo qui in distilleria.

Una delle 800 bottiglie prodotte di Appleton 50 anni, notare il prezzo.
Un magazzino d’invecchiamento del rum Appleton Estate

Salutata Appleton proseguiamo il nostro viaggio con ancora 170km circa da percorrere per tornare a Kingston dove all’indomani ci attendono due voli, il primo per Miami ed il secondo più doloroso che ci riporterà a casa.

Uno scorcio della Nassau Valley dal tetto della distilleria

Non posso far altro che ripetere di visitare assolutamente la Jamaica, senza farvi rinchiudere in un mega albergo a stelle e strisce con un maledetto braccialetto all-inclusive al polso correndo il rischio di non assaporare una terra così accogliente, calda, ricca di sapori, di musica, di tradizioni e soprattutto di rum. Mai come qui il rum può essere considerato uno spirito (traducendo il termine spirits) che oltre ad essere una parte integrante e fondamentale per l’economia, per i posti di lavoro che concede, usato per curare il mal di denti, come disinfettante, per rimediare alle calvizie, per scacciare le zanzare, per cucinare e per altri svariati modi; anche se non vi aveva mai conquistati potrebbe essere il momento che vi rapisca per sempre.

One love, one (h)earth.. Jamaica

A presto lungo #leviedelrum, respect
Marco Graziano 

 

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