“il mio rum tra passato e futuro “

è un’idea nata per rivolgere dieci domande agli organizzatori dei principali festival internazionali sul mondo del rum.

Iniziamo con la pubblicazione delle risposte dell’amico Robert Burr, ideatore del Miami Rum Renaissance Festival in Florida e autore della guida Rob’s Rum con oltre 500 etichette recensite.

Robert Burr

1 – Robert quale è il primo rum che ti ricordi di aver bevuto?

Ho conosciuto alla fine degli anni 60′ i rum di Bacardi e il Meyer’s. A 18 anni (l’età consentita per bere alcol nel 1973) ho scoperto il Rhum Barbancourt di Haiti, che credevo fosse l’unico rum autentico sullo scaffale del negozio di liquori che frequentavo.

2 – C’è stato un marchio in particolare che ti ha fatto innamorare del mondo di questo distillato?

Sicuramente Barbancourt mi ha ispirato a conoscere di più sul mondo del rum, avevo intuito che potevo trovare altro oltre alle famose marche dell’epoca. Fortunatamente con le pubblicazioni della mia rivista sulle immersioni avevo la possibilità di girare le isole dei Caraibi del sud del Pacifico e dell’Asia, e scoprii che

ogni isola e territorio tropicale aveva la sua produzione di rum, legata ad uno stile diverso comprensibile solo capendo le persone e la loro cultura.

3 – Quali sono le tre caratteristiche essenziali che deve avere il tuo RumFest?

Un evento sul rum deve essere informativo, divertente e ben organizzato con lo scopo di portare i visitatori a scoprire cose nuove. Riuscire a portare produttori, importatori e consumatori in un unico luogo necessita di molto lavoro, ma la possibilità per i brand di incontrare i consumatori e viceversa è fondamentale per il successo di questo distillato.

4 – Se tu fossi in un isola deserta quale tipologia di rum ti piacerebbe avere con te?

Sarebbe una scelta difficile perchè amo e apprezzo molti rum, dovrebbe essere un tipo di rum che ha molti aspetti, una buona complessità, con caratteristiche uniche che si presentano in modi e tempi diversi. Qualcosa di classico ma che non ti stanchi mai di bere e darti piacere!. In questo momento stò pensando a Real McCoy 12y, ma il mese prossimo potrebbe essere un’altro.

5 -Quale futuro e quale tendenza di mercato vedi per il rum?

In termini di grandi numeri i rum ben fatti che vengono creati con l’obbiettivo di una qualità prezzo giusta avranno un buon futuro. E’ sempre più facile fare grandi quantità di buon rum e questo è un bene per i consumatori. Le grandi marche multinazionali hanno un gran vantaggio, ma i paesi con bassi costi di produzione e strutture di livello se gestiti da maestri di talento possono avere anche loro un gran successo nel prossimo futuro. I rum single cask e le edizioni limitate di bottiglie d’epoca stanno cominciando ad ottenere l’attenzione dei consumatori più esperti disposti a pagare anche un prezzo più alto per un prodotto “unico”, questa tendenza fino a pochi anni fà non aveva nessuna rilevanza sul mercato. Sono sicuro che nei prossimi 5 anni i produttori che hanno scommesso su questa tipologia di rum potranno capitalizzare i loro sacrifici e guadagnare una grande reputazione verso gli amanti dei rum di altissima qualità.

6 – Come vedi evolversi nel futuro nel futuro l’industria degli spirits?

Le scelte dei distillati sono collegate alle scelte di vita. I brand che riflettono con qualità e successo le caratteristiche dei consumatori possono creare connessioni di mercato a lungo termine. Edizioni speciali in base a regioni, culture o interessi particolari possono essere una mossa vincente per dare motivo ad un consumatore di scegliere una marca anzichè un’altra in un affollato e rumoroso mercato. Spero di vedere anche la fascia bassa di mercato alzare il livello medio dei loro prodotti andando a migliorare anche la propria reputazione. Buon alcol a buon mercato per tutti!!

7 – La Cachaça nei prossimi anni quale parte di mercato andrà ad occupare?

Molti esperti di rum sono rimasti perplessi con la categoria della Cachaça. La cultura brasiliana è calda, selvaggia, sexy e divertente ma questa tendenza non ha preso campo nel mercato statunitense nonostante buone operazioni pubblicitarie e buoni prodotti. Vedremo con la prossima generazione di consumatori spinti da desiderio di novità se il distillato brasiliano saprà ritagliarsi una fetta di mercato. Finora la Cachaça non è riuscita ad essere un catalizzatore di identità generazionale, ma potrebbe riuscirci in futuro con l’aiuto di un giusto approccio di marketing.

8 – In questo momento di maggiore consapevolezza nel mondo del rum, come possono i vostri festival aiutare gli appassionati e chi si avvicina a questo distillato a comprenderlo ed apprezzarlo ancor meglio?

I festival sono una grande concentrazione di informazioni, è molto più facile imparare e conoscere il rum durante uno di questi grandi eventi anzichè visitare decine di bar o comprare bottiglie nei negozi di liquori. Per i brand e i produttori che ogni giorno si impegnano per raggiungere i potenziali clienti che amano il rum è un modo molto efficente e produttivo per presentare i loro prodotti. La possibilità di assaggiare, valutare e confrontare i vari rumsi ha solo in queste occasioni. E’ l’occasione per portare i propri amici a conoscere un mondo nuovo e condividere con loro le emozioni dell’assaggiare prodotti nuovi. Senza sottovalutare importanza dei blogger, dei giornalisti e degli esperti di settore che posso condividere le loro esperienze a tutti i lettori che seguono i loro consigli e recensioni.

9 – Quali potrebbero essere gli effetti di una legislazione unificata sul rum come per l’AOC della Martinica?

I migliori effetti possibili sarebbero degli standard di produzione migliori e anche una più semplice comprensione per i consumatori. Dal momento che che il rum proviene da più di 80 paesi sparsi nel mondo, la possibilità di far convenire delle norme a tutti questi territori è molto complessa. Il lavoro che stà svolgento  WIRSPA (West Indies Rum e Spirito Producers Association) con la loro campagna sull’ “Authentic Caribbean Rum” è lo sforzo di maggior successo fino ad oggi. A.C.R. stà guardando più da vicino le origini, gli standard di qualità, gli additivi, i coloranti, le dichiarazioni di età sulle etichette e le politiche dei produttori, proprio come lo stà facendo il consumatore. Queste tematiche vengono affrontate in modo positivo anche dalle compagnie multinazionali cercando di offrire uno standard di qualità e di fiducia che non è mai esistito prima sul mercato.

10 – Rob come ultima domanda ti chiedo in quale altro luogo ti piacerebbe organizzare un festival sul rum che non sia Miami?

Ci sentiamo molto fortunati ad organizzare il nostro show nel sud della Florida, che è anche uno dei mercati più grandi per il rum nel mondo. E’ un ambiente ideale per proporre la cultura caraibica al Nord America ed è anche facilmente raggiungibile da diverse parti del mondo. I festival europei sono fondamentali per l’ulteriore successo del rum e sono sicuro che stanno svolgendo un ottimo lavoro verso i consumatori. La maggior parte delle isole dei Caraibi hanno i loro festival, ma una è una chiara eccezione. Gli USA stanno cominciando a ricucire i rapporti con la più grande isola caraibica, un’isola conosciuta per la produzione del suo rum pregiato, un’ isola che gli americani non sono stati autorizzati a visitare per più di cinquant’anni. Vorremmo vedere un grande festival sul rum a Cuba!

 

Grazie a Robert Burr per la sua disponibilità, a presto con le risposte di Ian Burrell creatore del Rum Fest di Londra e Global Rum Ambassador.

Marco Graziano

 

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