Grand Anse, Grenada 4 febbraio 2016

Dopo la giornata passata a St. Lucia, mercoledì 3 febbraio ci trasferiamo a Grenada con un volo operato dalla compagnia Liat nel quale non mancano le sorprese. L’itinerario infatti cambia durante il viaggio e l’aereo anziché fare scalo solo a Trinidad ne effettua un altro a St.Vincent and The Grenadines. Poco male, fa parte della routine caraibica.

Arriviamo a Grenada, l’isola delle spezie, con un sole magnifico come lo è il resort che ci ospiterà per la parte finale della nostra avventura. Il Radisson di Grand Anse si trova infatti nel parish di St. George, nel sud dell’isola, è un complesso situato direttamente sulla spiaggia tanto che le tre piscine situate al suo interno mi sembrano personalmente uno spreco, data anche la bellezza del mare locale.  Grand Anse Beach si estende infatti per circa tre chilometri ed è considerata tra le dieci più belle al mondo.
Ronald, assistente dell’autista del taxi collettivo che ci scarrozza per un paio di giorni, il mercoledì sera ci porta a cena in un locale delizioso: il Junction Bar & Grill (provatelo se passate in zona!) in cui pianifichiamo anche la visita del giorno successivo alla River Antoine Distillery, la perla dei Caraibi oltre che motivo della nostra visita.
L’isola indipendente è fra le più piccole del mar dei Caraibi con i suoi 350 km quadrati di superficie e poco più di 100 mila abitanti che proprio in questi giorni celebrano il 42esimo anniversario dell’indipendenza dal Regno Unito (7 febbraio 1974). Un’aria di festa che si respira già ovunque con i colori dei vessilli giallo, rosso e verde che sono sempre nei nostri occhi tramite le bandierine sulle auto, quelle disegnate in ogni angolo e lungo i muretti a bordo strada. Anche i residenti e sopratutto i ragazzi che escono da scuola hanno addosso i colori nazionali. Anche grazie a questo dimostrazione di orgoglio possiamo intuire come siano un popolo fiero, spensierato ed allegro in cui il mood di vita giamaicano sia nel cibo che nella musica è fortissimo. Neanche a dirlo mi sento come a casa.

Il giovedì mattina lasciamo Grand Anse per dirigerci a nord nel parish di St. Patrick dove si trova la distilleria. Il viaggio dura quasi due ore viste le condizioni delle strada ma sopratutto il continuo saliscendi di collinette che formano quest’isola di origine vulcanica ricca di vegetazione spontanea, spezie e frutta. Giungiamo a destinazione intorno a mezzogiorno, la giornata è calda e senza nuvole all’orizzonte e finalmente appare un piccolo cartello sulla strada che ci indica River Antoine. Ad aspettarci sull’ingresso del piccolo e minimale punto vendita accanto al vecchio edificio della distilleria Juney Bernard che ci accompagnerà in questo tuffo nel passato che ero impaziente di fare.

River Antoine è attiva, o meglio fumante, dal 1785 ed ancora tutt’oggi spreme la canna da zucchero grazie all’energia ricavata dall’acqua del fiume che aziona il mulino in ferro, l’ultimo esistente ancora in funzione. Le piantagioni si estendono per 130 acri (53 ettari circa) ma viene acquistata canna da zucchero anche dai vicini coltivatori. Le tipologie di canna sono diverse, riconosciamo a terra tra quelle già tagliate rigorosamente a mano la varietà rossa, quella nera e anche la paille. Una volta ottenuto il vesou dalla spremitura ripetuta per due volte sempre tramite processo manuale questo entra nella Boiling House dove verrà appunto bollito con la sola aggiunta di “white lime” (soluzione di idrossido di calcio usata per purificarlo ed ottenere un buon livello di acidità) all’interno di recipienti in rame di diversa grandezza riscaldati da un forno sottostante alimentato dal residuo legnoso della canna da zucchero spremuta. La bagasse dal mulino viene quindi trasportata da un carrellino in legno su rotaia al sole per essiccare definitivamente.
Lo sciroppo creato, il “wash”, sarà poi trasferito in un’altra vasca con capienza di 2400 galloni e quindi mescolato ad una piccola quantità di melassa (10% circa) che viene acquistata da Trinidad. Una volta raffreddato passerà poi alla fermentazione che avrà una straordinaria durata di circa 8 giorni tramite i lieviti indigeni presenti nell’aria e senza controllo della temperatura, con un risultato di circa 16 abv finali.

Si giunge così all’atto finale: la distillazione, che viene effettuata tramite due pot still in rame a doppia storta riscaldati dai rispettivi forni alimentati a legna manualmente come per la Boiling House. Lo spirito in uscita dal condensatore ha un range tra i 75 e 89 abv, viene stoccato nel locale vicino e pronto per l’imbottigliamento.
La produzione è piccolissima e non riesce neanche a coprire tutta la richiesta sull’isola, vengono prodotte centomila bottiglie annue circa e non esiste invecchiamento. River Antoine o semplicemente ‘River’ come viene chiamato dagli abitanti, è consumato esclusivamente bianco nella gradazione overproof a 75 abv o in quella light (così la definiscono) a 69 abv.

Assaggiato liscio è un rum potente e senza compromessi, di grande complessità e piacevolezza che mi ricorda molto la Jamaica e il suo J.B. Un rum che immagino sottobraccio in un fiasco al Capitan Red interpretato da Walter Matthau nella pellicola di Roman Polanski, mentre col suo mozzo Ranocchio va alla deriva a bordo della loro zattera. Non potrebbe mai non piacermi.
A malincuore lasciamo la distilleria consapevoli di aver visitato una vera perla dei Caraibi con la speranza che oltre a queste parole anche la fotogallery dedicata possa rendere onore a questa magnifica realtà che permette di fare un salto nel passato di due secoli. La prossima fermata è Belmont Estate e la Chocolat Factory ma ne parleremo più avanti, godiamoci ancora un sorso di River ripercorrendo nella mente queste ore passate assaporando la grandezza e l’emozione che questo distillato sà regalare oltre il semplice liquido che a volte ci ritroviamo nel bicchiere.

Da Grenada lungo #leviedelrum

Marco Graziano

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