Quando Marco mi ha proposto di inserire qualche articolo sulla miscelazione all’interno della sua piattaforma web la proposta è stata di iniziare a scrivere scegliendo un distillato a mio piacere e parlarne dal punto di vista del cocktail. Casualmente (!) la mia scelta è caduta sul rum, per introdurre un discorso che spero risulti nel tempo sempre più ampio ed interessante. Oggi si parla di rum..

erik

Per troppo tempo questo distillato è stato sulla bocca di tutti esclusivamente come ingrediente principale di alcuni dei più famosi e comuni drink da cocktail bar ordinabili in qualsiasi locale come daiquiri, mojito, Cuba libre, ecc..

Fermo restando che anche solo per queste tre semplici ricette ci potrebbe essere da parlare per un sacco di tempo, dalla scelta del rum alla lavorazione della frutta fino all’utilizzo del ghiaccio, quello che vorrei fare oggi è parlare di un modo quantomeno inusuale di intendere il rum in miscelazione. Andando oltre gli abbinamenti scontati che vogliono un prodotto

sposarsi alla perfezione con tutte quelle che sono le materie prime aventi le stesse zone d’origine (rum e frutta tropicale insieme in un bicchiere sono qualcosa di eccezionale ed immediato) e sorvolando su tutta quella che è la cultura Tiki, vorrei arrivare direttamente ai giorni nostri con la miscelazione che avviene in Italia.

Viviamo in un periodo in cui il rum sta avendo un nuovo boom, le bottigliere sono invase da prodottidi di ogni provenienza, tipo e caratteristica, la poliedricità fa indubbiamente da padrona. Proprio questo è uno dei punti più forti del distillato della canna da zucchero, ogni piccola isola dei Caraibi ha sviluppato il proprio lavoro nel corso del tempo in maniera del tutto differente dall’isola a fianco,  ogni produttore ha posto la propria firma sulle sue creazioni in maniera tangibile e in modo molto più accentuato rispetto a qualsiasi altro distillato presente oggi sul mercato.

erikviola

In qualità di bartender, cerco ogni giorno di fare sempre più mio questo concetto, provando a pensare al rum non solo come al famoso distillato dei pirati, ma soprattutto come ingrediente principale di alcuni dei drink più importanti che la storia ci ha regalato o altresì come fruttuoso veicolo per la creazione di nuove ricette dall’importante struttura e complessità, magari accompagnandolo con dei grandi liquori e vermouth della bella Italia. Tra tutte, due delle ricette che ho più a cuore sono le versioni del rum-Manhattan e del rum Old Fashion che preparo spesso sul lavoro. Un’altra cosa che mi diverte quando si parla di miscelare il rum, anche se non è certo una novità, è quella di provare a modificare il mio rum di base prima di andare ad inserire degli altri ingredienti, ovverosia comporre dapprima una miscela di rum e successivamente andare ad aromatizzarla ed arricchirla con piccole dosi di uno o l’altro ingrediente per trovare passo dopo passo il bilanciamento e il bouquet che mi immagino o che più mi soddisfa. Quante volte nel bel mezzo di mille prove ci troviamo di fronte ad un abbinamento che mai ci saremmo nemmeno sognati?

daiquiri

Giusto per fare alcuni esempi, la forte potenza degli agricole bianchi a grado pieno viene perfettamente mitigata e bilanciata da una buona dose di rum di melassa, qualsiasi rum a livello di miscelazione può trovare dei benefici se addizionato di qualche goccia di un grande jamaicano e di un agricolo biancho insieme, mescolare in dosi pari un rum dolce con uno estremamente secco potrebbe giovare ad entrambi dando vita ad una base dinamica negli abbinamenti con altri ingredienti, credo che le parole chiave in questo senso siano sempre provare ed osare.

 

A questo punto immagino che molti puristi abbiano già storto il naso, ovviamente non pretendo che tutte le mie parole vengano prese per legge, anzi l’esatto opposto; magari tutto quello che ho personalmente provato e scritto può anche trovare pareri discordanti fra tanti colleghi o appassionati, l’unica cosa che mi sento sempre di consigliare a chiunque è quella di non smettere  mai di continuare ad assaggiare e provare prodotti ed abbinamenti, senza porre dei limiti alla fantasia, magari osando in una maniera o nell’altra, in ogni caso senza tener conto di qualsiasi preconcetto poco fondato o anche legge scritta. Ritengo che l’esperienza migliore sia quella di testare sulla propria pelle tutte le conseguenze che può avere un qualsiasi accostamento improvvisato o azzardato che sia. Concorre tutto ad accrescere la propria esperienza, dando così vita ad una personalità che per forza di cose si differenzierà sempre dalle altre perché semplicemente figlia di sé stessi, delle proprie esperienze ed idee.

Sono convinto che solo in questo modo ci metteremo in grado di contribuire a fare un po di chiarezza su un mondo ad oggi anche troppo inflazionato come quello del rum, che meriterebbe senza dubbio di stare sull’Olimpo dei distillati insieme ai grandi, ma che ancora troppo spesso secondo me viene visto dalla massa come un prodotto di bassa qualità capace di essere sconfitto da un misero bicchierino di succo di pera!

 

Erik Viola

barman per vocazione..

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