Catapultato dagli eventi in giro per il mondo mi trovo solo ora a riassumere l’edizione 2019 del festival parigino dedicato alla canna da zucchero svoltosi dal 13 al 15 aprile scorso che anche quest’anno ha mantenuto un livello di presenze e numero di prodotti in degustazione incredibile.

Come sempre la location che accoglie l’evento è il Parc Floral de Paris a Vincennes, ma quest’anno finalmente cambia il padiglione dove si svolge la tre giorni di assaggi, masterclass e tutto ciò che concerne il distillato della canna da zucchero. L’ambiente è ancora più grande e quindi più vivibile visto l’alto numero di visitatori sopratutto nelle prime due giornate di sabato e domenica aperte anche al pubblico. La stima ufficiale è di 7000 visitatori, 4500 nelle prime due giornate e 2500 nel lunedi riservato agli operatori.

Come sempre i prodotti da assaggiare sono troppi, ma alcune cose attraggono la mia curiosità per la loro provenienza geografica e sopratutto per materia prima e metodo di produzione. Tra i “casi” più intriganti c’è sicuramente Mhoba Rum dalla città di Mpumalanga in Sudafrica. Un rum prodotto in diverse varianti partendo dal puro succo fresco di canna da zucchero, piantagioni di proprietà, fermentazione spontanea e distillazione 100% in piccoli pot still. I due bianchi, sopratutto la versione high ester ricorda molto gli overproof jamaicani, con i suoi 65 abv ha un gran livello di flavour ma anche qualche difettuccio però rimane di piacevole beva. L’altro a 58 abv molto più elegante e pulito, per quel che riguarda gli invecchiati sicuramente c’è da aspettare ancora un pò di tempo.

Grazie all’introduzione di Guillaume Ferroni, imbottigliatore indipendente e produttore di Marsiglia, conosco Musica & Grogue e Vulcao due gustosissime novità provenienti da Capo Verde. L’arcipelago di isole di origini vulcanica che si trova a 500 km circa dalle coste africane all’altezza del Senegal produce riunendo le quasi 200 piccole distillerie esistenti, circa 2 milioni di litri annui di rum o grogue come viene chiamato sull’isola. Non ci sono zuccherifici e tutto il succo fresco di canna da zucchero prodotto viene destinato alla produzione di grogue oppure bollito e ridotto in sciroppo, che ho anche la possibilità di assaggiare gustandone la sua ricchezza olfattiva ed organolettica. I rhum Vulcao mi vengono spiegati dallo stesso produttore Dany Danjan, puro succo fresco di canna da zucchero proveniente da tre tipologie di canna autoctona, una fermentazione naturale che dura circa 15 giorni in tini di legno per poi passare a distillare in piccoli pot still in legno. Ottiene così un rhum bianco dopo una seconda distillazione (ripasso) di 44\45 abv che verrà poi lasciato a riposare in garafao (damigiane di vetro) tappate da foglie di banano per alcuni mesi in modo da esterificare il grogue prima della messa in bottiglia. Dany mi racconta anche della sua ageing house, se così possiamo chiamarla, che contiene una ventina di botti che hanno precedentemente contenuto vino rosso ed ora riposano piene di grogue. L’assaggio del bianco mi colpisce particolarmente, i suo 800 grammi/h-litro circa di esteri lo rendono ricco e piacevole e sopratutto un agricole, pardon da puro succo di canna da zucchero, con note caratteristiche che lo rendono unico!.

Passiamo a Musica & Grogue altra piccola distilleria  nata nel 2017 che risiede a Santo Antao sempre nell’arcipelago capoverdiano. Jean Pierre Engelbach, uno dei due fondatori, mi spiega che vengono utilizzati due tipi di canna da zucchero originarie dell’isola, la cana preta e la cana riscada. Anche per M&G si parte dal puro succo fresco per arrivare a due pordotti il Grogue Natural (bianco, 44 abv) e il Grogue Velha (invecchiato, 44 abv) con solo 604 bottiglie prodotte dopo un invecchiamento di poco più di 12 mesi in barrique ex bordeaux. Ambedue i prodotti promossi, sopratutto il velha che nonostante un solo anno di invecchiamento ha già delle note speziate e legnose molto intriganti e senza nessun difetto.

Altra curiosa scoperta è quella di Sampan rhum prodotto in Vietnam. Qui a guidarmi è Antoine Poircuitte direttore e master distiller della Distillerie Indocine che si trova nella provincia vietnamense di Quang Nam. La canna cresce senza l’utilizzo di nessun agente chimico e verrà utilizzato solo succo fresco per andare a produrre Sanpam, come per i grogue di Capo Verde. La varietà di canna è una sola, la yellow cane vietnamense che nel giro di 24 ore giunge alla distilleria dopo una raccolta totalmente a mano. Il succo fresco subisce una fermantazione di 72 ore con la possibilità di controllare la temperatura ed il fermentato finale ha un grado alcolico di circa 10/11 abv. Grazie ad un alambicco Sofac, classica tipologia da Armagnac, si ottiene un distillato intorno ai 70 abv. Il primo batch di produzione è stato di circa 5000 litri, e i rhum bianchi che posso assaggiare sono le due versioni a 48 e 54 abv. Anche qui chapeau, prodotti molto eleganti con tutte le note aromatiche che mi ricordano molto alcuni rhum agricole blanc della Martinica. la versione a 48 abv ha note molto più dolci che ricordano frutta tropicale, mentre quella a 54 abv molto più salina e piccante ma entrambe con una buona lunghezza al palato e pulizia. Molto simpatico il conto alla rovescia sul loro sito web che si trova cliccando sulla pagina dei rhum vieux e che visualizza quanto tempo manca per l’uscita del rhum dalla botte.

Per continuare il giro del mondo delle novità mi sposto nella Polinesia Francese, più precisamente a Tahiti con Youk il proprietario secondogenito della distilleria Moux e il suo Tamure rhum. L’azienda nasce nel 1981 per opera del padre David con l’intento di commercializzare una bevanda di succo fresco di canna, ma  intanto apprende l’arte di creare rhum agricole durante i suoi viaggi in Guadalupa. Purtroppo la piantagione di canna da zucchero a Papeete viene distrutta dall’uragano Weena nel 1982, ma la famiglia non si scoraggia e ricrea un’estate ancor più grande a Papara nel 1984. Nel 1992 finalmente ottiene l’autorizzazione dal governo a produrre il suo Tamure rhum, un rhum da puro succo di canna distillato in una piccola colonna Barbet (armagnacaise) che assaggio nella versione Blanc a 47 abv e Vieux 12 ans a 45 abv. Il bianco non mi conquista in pieno, poco carattere ed un corpo troppo esile, mentre il vieux risulta molto interessante e sopratutto un utilizzo del legno equilibrato che lo rende piacevole e persistente senza nessun difetto nonostante i sui 12 anni dichiarati di invecchiamento sull’isoletta paradisiaca nell’Oceano Pacifico.

Ovviamente oltre queste chicche non mancano poi le distillerie già note a tutti che colgono come sempre l’occasione parigina per presentare le loro novità che trovate nelle foto qui sotto. Mi soffermo ancora un momento per dedicare due parole alla distillerie Bologne che si trova nelle Basse Terre in Guadalupa, che con il suo “maestro di cantina” Frederic David ha fatto il salto qualitativo più grande che abbia vissuto negli ultimi anni della mia passione da quando ho conosciuto la distilleria nel 2013. Bologne presenta oltre alla sua linea già conosciuta due cuveè di bianco; La Coulisse a 60 abv (solo 3000 bottiglie prodotte) creato dalla sola varietà di canna nera raccolta a mano nella particella da cui prende il nome e Le Distillat Brut de Colonne di cui non viene dichiarato la gradazione ma che si attesta vicino ai 73 abv, cioè come esce dalla colonna senza subire nessuna diluizione di acqua successiva. La Coulisse è straordinariamente elegante e di ottima bevibilità, complessa e persistente al palato con una succosa nota di oli essenziali di agrumi nel finale, forse il miglior agricole bianco della manifestazione. Le Distillat è più irruento data la sua forza alcolica, ma anche per questo molto meno elegante e meno bilanciato al palato, predominano le note saline e balsamiche, interessante ma lontano dalle emozioni del precedente. Il loro elevè sous bois passa dalla versione Cask all’aggiunta del Porto Finish, cioè un rhum agricole ambrato che dopo un anno circa di botte grande fà un passaggio per ulteriori 3 mesi in botte piccola che ha precedentemente contenuto vino Porto. Il risutato anche qui è molto positivo rendendo un semplice “ambrè” molto intrigante con note vinose senza perdere il suo corpo erbaceo di gioventù. I due hors d’age La Confidentieles che avevamo avuto modo di assaggiare anche in distilleria nell’aprile 2018 ora sono in bottiglia ufficialmente e secondo me ci rimarranno poco!. La Confidentieles Hors d’Age millesimo 2010 a 53 abv prodotte circa 450 bottiglie che entrerà in commerco a breve e La Confidentieles Brut de Fut a 54,3 abv millesimo 2009 che tra i due ha forse qualcosa in più, ma francamente due grandi rhum vieux agricole.

Per quanto rigurda i rhum agricoli di Madeira ne parlerò a parte vista la mia partecipazione ad un fantastico press tour organizzato dall IVBAM (ente governativo che controlla vino bordado, rhum e artigianato) che mi ha portato a visitare tutte le distillerie presenti sull’isola portoghese a fine aprile in occasione della terza edizione del Madeira Rum Fest.

Non posso non parlare, o almeno citare in foto anche qualche rum tradizionale prodotto a partire dalla melassa anche se siamo nell’evento che racchiude penso oltre il 90% dei produttori mondiali di rum da puro succo di canna o agricole che dir si voglia (tra disciplinari e non…).

Cos’altro aggiungere se non ringraziare ancora gli organizzatori ed in particolar modo Hugon Cyrille che mi ha reso partecipe da anni ormai di questo evento che si è consolidato tra i più importanti riguardo al mondo della canna da zucchero. Merci.

A presto lungo #leviedelrhum
Marco Graziano

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