In questo momento pandemico, guardiamo al futuro con ottimismo nella speranza di poter tornare il prima possibile alle nostre degustazioni e seminari. Non vedo l’ora di di essere in quel di Bologna in una di quelle che reputo tra le migliori scuole di formazione per chi ha scelto il banco del bar come luogo di lavoro. Ovviamente stò parlando della Drink Factory, e nell’attesa di trovarci in aula vi lascio con questa breve introduzione nella speranza di muovere in voi la curiosità verso i distillati di canna da zucchero tra leggende e verità.

Secondo diversi esperti storici Saccharum Officinarum è il nome della pianta dalla cui desinenza prende nome il rum che tutti conosciamo e apprezziamo. Dall’estrazione del succo della canna da zucchero si avvia il processo di produzione che segue la fermentazione e la distillazione – in alcuni casi anche l’invecchiamento in botte di quercia – e quindi l’imbottigliamento.
Ottimo come digestivo, ma soprattutto consigliato in molti cocktail.

Queste furono le prime nozioni che incontrai approfondendo questa passione alcuni anni fa, e che in poco tempo mi avrebbe portato in giro per il mondo in luoghi che non avrei mai pensato di poter visitare per lavoro. Ma torniamo al rum o meglio, al distillato di canna da zucchero. Perché nelle sue infinite sfumature, date dai luoghi di provenienza, possiamo parlare anche di cachaça, grogue, clarin, aguardiente e molto altro. Una varietà che nel tempo è stato possibile conoscere sempre meglio grazie anche alla rete che oggi consente di reperire informazioni sempre più dettagliate e di ascoltare i punti di vista dei tanti “pirati” che popolano il mondo dei distillati….

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